Pansa - La grande bugia





Giampaolo Pansa - La grande bugia


Due premesse d'obbligo:
1) Ho letto questo libro solo su insistenza di mio padre, che si esalta ogni qualvolta chiunque demolisce la sinistra
2) E' l'unico libro di Pansa che io abbia letto...

... e, francamente, credo anche l'ultimo. E mi rattrista, perchè ho trovato che le storie riportate dall'autore sono molto interessanti, e andrebbero conosciute.
Ma, purtroppo, questo è uno di quei libri che avrebbe dovuto essere di poco più di 160 pagine (e le ho contate) ... e le altre 300?
Il signor Pansa aveva a disposizione dell'ottimo materiale, ma purtroppo ha deciso di infarcilo di pagine e pagine e pagine e pagine e pagine di autoapologia che sviliscono il tema trattato. Sicuramente non è bello essere presi di mira in modo così pesante, ma credo francamente che un libro di 18 euro che vorrebbe passare per una pubblicazione seria riguardante le grandi omissioni che riguardano soprattutto il biennio 1943-1945 in Italia non dovrebbe essere farcito di "tizio mi ha insultato dicendo questo", "caio mi ha accusato di aver fatto quest'altro", "sempronio attaccandomi ha sbagliato a dire questo e quello".
Francamente se il signor Pansa sentiva l'esigenza di controattaccare le accuse ricevute, credo sarebbe stato molto più elegante fare una post-fazione di una decina di pagine. Anche perchè quando si parla di storia, l'autore dovrebbe fare sempre un passo in dietro.
Ci sono diversi interessantissimi episodi narrati, come quello di Acquaviva, di Pisanò o le testimonianze di uomini di destra che chiudono il libro, che inquadrano molto bene "La grande bugia", senza che l'autore debba parlare di sè ogni tre per due.
Quindi, decisamente, un'occasione sprecata.

Due note conclusive.

La prima, da studentessa di comunicazione, è che il sig. Pansa ha un bel dire, ma il testo non solo non è comunque equilibrato (quando si mette qualcuno o qualcosa alla berlina, la correttezza vorrebbe che ci fosse anche una decisa controparte) ma è farcito di tecniche di manipolazione del lettore. Per altro alcune tipiche del giornalismo, quindi possono essere benissimo state usate inconsciamente. Ma l'uso dell'alter-ego dell'avvocatessa a cui Pansa racconta il libro è chiaramente un triste sotterfugio per far identificare il lettore meno scaltro (e ci sarebbero da annotare infatti tutte le nozioni che l'autore fa passare attraverso l'avvocato Cattaneo). Credo che sia un peccato, visto lo stile fresco e vivace con cui è stilato il libro.

La seconda nota è un elenco di quelle che, secondo me, sono le pagine che, più o meno (nel senso che ogni tanto in mezzo riesce comunque a parlare di sè) vale la pena di leggere.

- La storia del padre del sig. Manfredi pag 38->45
- Vischi e la Banda del Triangolo pag 46->50
- La storia di Darwin Pastorin 90->99
- L'assassinio Calabresi pag 155->166 (anche se veramente troppo farcito di "io io io"
- Genny e le donne pag 171->172
- Le morti misteriose pag 201->208
- La storia di Acquaviva pag 219->229
- I racconti delle due donne rapate pag 248->261
- Il delitto Peyretti pag 314->321
- La storia del padre di Olivieri pag 323->330
- Porzus pag 346->348 (si può leggere anche fino a 358)
- Vivarelli pag 359->374
- Le storie di famiglia di Franceschini e Lusetti pag 377->386
- La vicenda di Giuseppe Parlato pag 402->414
- I fratelli Pisanò pag 417->434
- Le vicende di Luca Tadolini pag 435->447
- Sylva e Carlo pag 448->463

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