Raymond Carver, "Principianti"




Raymond Carver, "Principianti"


(Voce fuori dal coro)

"Principianti" è la versione quasi del tutto priva di editing di "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore". Con la sua uscita è scooppiato il caso: è meglio la versione "integrale" o l'altra? E' giusto tagliare così tanto ad un autore? Si può dire che l'autore di entrambi i testi è Carver, o Gordon Lish (il suo editor) c'entra qualcosa? Sarebbe diventato famoso Carver, con "Principianti"?
La maggior parte delle recensioni giunge alla conclusione che "Principianti" sia migliore, più poetico, più completo e che Gordon Lish fosse un boia spietato di parole.
Io non lo penso.
Penso che sì, abbia tagliato troppo. Che su racconti di 15 pagine tagliarne addirittura il 70% sia eccessivo. Che abbia buttato via piccole perle, certo.
Ma mentre ho divorato "Di cosa parliamo...", sono arrivata alla fine di "Principianti" con fatica e malavoglia. Carver si perde spesso per pagine in riflessioni o digressioni o dettagli, che fanno perdere il contatto col cuore della storia.
E' più poetico?
Assolutamente.
Esteticamente è una lettura migliore?
Non c'è neanche da dirlo.
I personaggi risultano diversi, e talvolta anche più sfaccettati?
E' indubbio.

Ma si perde tutto il resto.
Si perde l'inquietudine. Si perde l'empatia con i personaggi. Si perdono le cose che ti restavano stampate nella testa, di cui non riuscivi a liberarti.
Come il finale del racconto che dà il titolo all'opera, "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore":
Sentivo il mio cuore battere. Sentivo il cuore di tutti.
Sentivo il rumore umano che facevamo là seduti, nessuno che si muoveva, nemmeno quando nella stanza calò il buio.


E' come se Lish fosse riuscito a cogliere il nocciolo dei racconti di Carver, il suo cuore palpitante, e l'avesse tirato fuori. Lasciando indietro qualche vene o arteria vitale, ma l'asse portante resta.

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Stefano Rodotà - Perché Laico?




Stefano Rodotà "Perché laico?", Laterza, 2009


Un libro che andrebbe letto.

Anche se la prima parte ha certi passaggi in un linguaggio un po' "tecnico" (giuridico).
Anche se l'ultimissima parte, alla fine risulta un po' ripetitiva (è infatti questa una raccolta di articoli dell'autore usciti su vari quotidiani).

Perché questo libro ci ricorda quello che così spesso cercano di farci scordare. Che "laico" non vuol dire nè "ateo" nè "anticlericale".
E affronta temi importanti come l'aborto, il testamento biologico e l'eutanasia con sensibilità ma, soprattutto, lucidità e buon senso. Oltre che naturalmente con la dovuta cultura giuridica.
Forse un libro un po' scomodo. Ma importante.

Mi ha fatto tornare alla mente una cosa che l'ex Presidente Oscar Luigi Scalfaro disse durante il referendum del 2005, quello sulla procreazione assistita. Pressapoco diceva "Vado a votare perché sono un cittadino dello Stato italiano. E voterò come cattolico".

Ha avuto la mia ammirazione. Come l'ha questo libro.

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Ian McEwan - Espiazione




Ian McEwan, Espiazione


La trama di "Espiazione" è piuttosto semplice: è la storia di una ragazzina appassionata di scrittura che compie un grave crimine, accusando di stupro il figlio della domestica, Robbie, e rovinandogli la vita. La protagonista, Briony, è una ragazzina con una fervente immaginazione: nell'arco della giornata narrata nella prima parte del romanzo, assiste da una finestra ad una scena tra Robbie e la sorella, Cecilia, e la fraintende completamente, mutando all'improvviso l'opinione che ha del giovane. Ci sarà poi la lettera, che il giovane le da da consegnare a Cecilia e che Briony apre e legge e che le fa bollare il giovane come "maniaco" a causa delle parole infuocate di lui. Definizione che trova la sua conferma nel vedere la sorella e Robbie appartati in biblioteca.
Quando, ore dopo, Briony trova la cugina Lola nel parco della loro villa estiva, in lacrime, non la lascia neanche parlare: decide che la sagoma che ha visto allontanarsi dalla cugina è Robbie, e non la lascia neanche parlare: sarà lei testimone dell'aggressione. Robbie sarà arrestato e passerà tre anni in prigione, prima di arruolarsi nell'esercito ed essere spedito in Francia a combattere.

E' questo l'evento chiave del romanzo, ed è questo che Briony deve espiare. Cercherà l'espiazione dapprima facendo l'infermiera, e poi contattando la sorella, che si è allontanata dalla famiglia, per dirle che vuole assolutamente ritrattare e rimediare al danno compiuto.
Ma è troppo tardi, e a Briony non resterà che scrivere il romanzo del suo errore, e di come ha provato a redimersi.

Al di là dei risvolti toccanti che vengono svelati nel finale, questo libro è straordinario per almeno due ragioni: come parla della scrittura, e le descrizioni.
Ci sono stati giorni in cui ero troppo stanca per leggerlo, perchè quando lo aprivo, ero risucchiata da pagine ricche di dettagli straordinari, descrittivi, raccapriccianti, ma sempre vividi, quasi da poter toccare i luoghi e le persone, anche se si trattava di quelli devastati dalla guerra.
Per quanto riguarda la scrittura, forse è una reazione che può provare solo chi scrive. Ho provato da subito un'empatia profonda per Briony, e questo "romanzo nel romanzo" svelato alla fine con tutte le considerazioni sulla scrittura mi hanno lasciato tutt'altro che indefferente, facendomi amare ancora di più McEwan e questa storia, non fossero bastati gli straordinari personaggi e le descrizioni.

"Non c'è espiazione per Dio nè per il romanziere, nemmeno se fossero atei"

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Benvenuti!

Solo un quick post di benvenuto. A breve pubblicherò i primi commenti. Li troverete principalmente suddivisi in due :
- tesi, i pareri di lettura riguardanti testi stranieri non pubblicati in Italia durante il Fascismo che ho scritto per la redazione della mia tesi di laurea, "Letteratura censurata - pubblicazioni bloccate da Mondadori negli anni del Fascismo" e
- letture di piacere, i libri che accompagnano la mia vita.

Spero con questi pareri di esservi utile!

Per farvi un'idea, la mia libreria anobii

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