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Stephen King - On writing



Stephen King - On Writing. Autobiografia di un mestiere
Ovvero: un MUST per chi ama scrivere.


Di King avevo letto solo "Stagioni Diverse", perchè sono una terribile, inguaribile fifona (che da piccola aveva gli incubi avendo visto la pubblicità del film di It ^^;;;;). L'avevo trovato un libro bellissimo (anche se a tratti troppo truculento per i miei gusti ;D), opera sicuramente di un ottimo autore.
Poi mi hanno consigliato di leggere "On writing" e dopo le prime pagine mi sono subito detta che, miseria, è un vero peccato avere un subconscio fifone che fa fare incubi tremendi per il più innocente degli horror perchè in questo libro autobiografico King si rivela geniale, divertente, versatile, ironico, sincero... uno scrittore straordinario. La prima parte, bellissima, può essere letta da chiunque: narra della sua vita, dall'infanzia fino a quando è iniziata la sua carriera, e ti strappa più di una risata con aneddoti, battute, e uno stile straordinariamente autoironico, tra pulite di culo con piante urticanti e giornalini scolastici che fanno finire nei guai.
La seconda parte è una vera e propria "cassetta degli attrezzi", utile per chi vuole scrivere, ma anche scoprire COME scrive un grande autore come Stephen King. Lo stile ironico riesce a farti rimanere impressi la maggior parte dei suggerimenti (sfido chiunque a fine lettura a non ricordarsi di usare pochissimo gli avverbi!).
Naturalmente nessuno può uscire scrittore dalla lettura di queste pagine, ma se uno ama già scrivere, avrà delle indicazioni utilissime per la seconda bozza dei propri lavori. E, se è sperso, per sapere dove è meglio prendere le idee.
Infine, ci racconta in un lungo post scrittum del suo incidente in cui ha quasi rischiato la vita. Per farci capire come la scrittura può salvarti la vita, in alcuni casi. E aiutarti a tirare avanti.

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Neil Gaiman, Terry Pratchett - Buona Apocalisse a tutti!




- Gaiman e Pratchett - Buona Apocalisse a tutti

L'Anticristo è sulla terra, e a causa di questo si prevede a breve un simpatico Armageddon, Fine del Mondo e quant'altro. Peccato che con un Diavolo ed un Angelo che amano vivere sulla Terra e trovano noiosissima l'idea di un Paradiso o di un Inferno ovunque, i casini siano sempre dietro l'angolo e anche il più perfetto dei piani prevede qualche falla. Tipo suore sataniche casiniste.
Negli ultimi giorni del delirio prima della fine del mondo si intrecciano le avventure di molti personaggi caricaturali e divertenti, come i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse che girano in moto, Cacciatori di Streghe che vivono in un tugurio e falsificano i conti per dimostrare che sono ancora un esercito quando sono ancora in due, una Discendente che vive seguendo passo passo le "Belle e Accurate Profezie di Agnes Nutter", libro di Profezie di una strega abilissima a vedere nel futuro, ma un po' a meno a spiegarsi.
Lettura scorrevole, piacevole e raramente scontata, perfetta per svagare la mente!

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Marco Lazzarotto - Le mie cose


Marco Lazzarotto - Le mie cose



In un futuro prossimo ma non troppo, il mondo è diventata una gigantesca pubblicità in movimento: i bambini leccano i cartelloni al sapore dei prodotti pubblicizzati, le piazze e le scuole si chiamano con nomi di cartoni animati, i parenti morti vengono caramellati, cromati, liofilizzati a seconda che ci si rivolga alla Fiat, alla Olivetti, alla Knorr o a Caro Estinto City. E' un mondo il cui massimo intrattenimento è guardare San Patrignano, un reality show in cui i vip e meno vip si disintossicano, e in cui i figli di genitori separati vivono nella Città dei Bambini, ed è l'ETCGFSG, l'Ente Territoriale di Controllo e Gestione dei Figli di Genitori Separati che gestisce il tempo in cui i genitori possono vederli e stare con loro nelle loro casette a forma di lego.

In questo spazio surreale ma non così tanto da non poterci quasi sembrare il mondo tangibile di domani, cerca di sopravvivere la Signora Schiendieldorz, l'ex moglie di un famosissimo Vomitista, che un tempo dava i nomi ai mobili dell'Ikea, oggi scrive per la famosissima rivista "Le mie cose" ma soprattutto lotta per poter essere la madre dei propri figli.

Ma con un figlio geniale che parla da quando era appena un feto nella pancia, e l'amante cuneese del proprio ex marito che fa squarzare tutti dalle risate parlando in romanesco, e l'Ente che sembra disposto a tutto pur di sottrarle tempo con i figli, le cose non sono facili come sembrano, anche per chi segue le super quotate audioguide de "Le mie cose", le cose non sono facili come potrebbe sembrare.

Scorrevole, godibilissimo e mai scontato, è una lettura piacevole che può far riflettere, per chi ancora non l'avesse fatto, sui possibili risvolti situazione presente.

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Marquez - Cent'anni di solitudine





Marquez - Cent'anni di solitudine



Come si fa a sintetizzare un capolavoro in poche righe?
"Cent'anni di solitudine" è l'epopea della famiglia Buendìa, a partire da quando fondarono, con alcuni altri, la mitica città di Macondo e a concludersi con la fine della famiglia, e della città, che vengono travolte dal vento e scompaiono. E' la storia di José Arcadio Buendìa, il fondatore, di sua moglie Ursula e di tutti i figli, nipoti, bisnipoti, ognuno con la sua storia intrecciata a quella degli altri, quasi tutti morti di una morte violenta oppure di una longeva vecchiaia. Tutto inizia a causa di Ursula, giovane sposa, che non vuole concedere le proprie grazie al marito perchè suo cugino e teme che nasceranno figli con code di maiale, e questo porterà alle dicerie e alla morte di un uomo, il cui fantasma costringerà i due giovani sposi a spostarsi, assieme a famiglie di amici, e a fondare, infine, Macondo. E tutto termina con l'accoppiarsi inconsapevole di una zia ed un nipote, e con la nascita del bambino con la coda di maiale che Ursula tanto temeva. E nel mezzo, le vite di molti altri, segnate tutte dall'inesorabile impronta della solitudine. Da Josè Arcadio Buendìa, amico degli zingari e sperso in sempre nuove scoperte mirabili, al colonnello Aureliano Buendìa, che promosse 32 guerre civili e le perse tutte, ad Amaranta che, per testardaggine, visse vergine e portando rancore alla sorellastra Rebèca fino alla fine dei suoi giorni. O ai gemelli Aureliano Secondo e Josè Arcadio Secondo, che morirono nello stesso istante.

E' difficile spiegare meglio la trama. Sono davvero tante le trame che Marquez intreccia in questa storia. Credo che basti dire che nonostante la non-linearità, l'intreccio ripetuto di storie di uno o dell'altro, il ripetersi nelle generazioni di nomi simili che tendono a confonderti, la lettura è scorrevole e piacevolissimi, e non si tratta di certo di una classica saga famigliare. Ma bisogna leggerlo, per capirlo.

Devo però aggiungere che l'ultima parte non ha la presa, la profondità della prima. Gli ultimi Buendìa, forse, non valgono quanto i loro antenati.

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Pansa - La grande bugia





Giampaolo Pansa - La grande bugia


Due premesse d'obbligo:
1) Ho letto questo libro solo su insistenza di mio padre, che si esalta ogni qualvolta chiunque demolisce la sinistra
2) E' l'unico libro di Pansa che io abbia letto...

... e, francamente, credo anche l'ultimo. E mi rattrista, perchè ho trovato che le storie riportate dall'autore sono molto interessanti, e andrebbero conosciute.
Ma, purtroppo, questo è uno di quei libri che avrebbe dovuto essere di poco più di 160 pagine (e le ho contate) ... e le altre 300?
Il signor Pansa aveva a disposizione dell'ottimo materiale, ma purtroppo ha deciso di infarcilo di pagine e pagine e pagine e pagine e pagine di autoapologia che sviliscono il tema trattato. Sicuramente non è bello essere presi di mira in modo così pesante, ma credo francamente che un libro di 18 euro che vorrebbe passare per una pubblicazione seria riguardante le grandi omissioni che riguardano soprattutto il biennio 1943-1945 in Italia non dovrebbe essere farcito di "tizio mi ha insultato dicendo questo", "caio mi ha accusato di aver fatto quest'altro", "sempronio attaccandomi ha sbagliato a dire questo e quello".
Francamente se il signor Pansa sentiva l'esigenza di controattaccare le accuse ricevute, credo sarebbe stato molto più elegante fare una post-fazione di una decina di pagine. Anche perchè quando si parla di storia, l'autore dovrebbe fare sempre un passo in dietro.
Ci sono diversi interessantissimi episodi narrati, come quello di Acquaviva, di Pisanò o le testimonianze di uomini di destra che chiudono il libro, che inquadrano molto bene "La grande bugia", senza che l'autore debba parlare di sè ogni tre per due.
Quindi, decisamente, un'occasione sprecata.

Due note conclusive.

La prima, da studentessa di comunicazione, è che il sig. Pansa ha un bel dire, ma il testo non solo non è comunque equilibrato (quando si mette qualcuno o qualcosa alla berlina, la correttezza vorrebbe che ci fosse anche una decisa controparte) ma è farcito di tecniche di manipolazione del lettore. Per altro alcune tipiche del giornalismo, quindi possono essere benissimo state usate inconsciamente. Ma l'uso dell'alter-ego dell'avvocatessa a cui Pansa racconta il libro è chiaramente un triste sotterfugio per far identificare il lettore meno scaltro (e ci sarebbero da annotare infatti tutte le nozioni che l'autore fa passare attraverso l'avvocato Cattaneo). Credo che sia un peccato, visto lo stile fresco e vivace con cui è stilato il libro.

La seconda nota è un elenco di quelle che, secondo me, sono le pagine che, più o meno (nel senso che ogni tanto in mezzo riesce comunque a parlare di sè) vale la pena di leggere.

- La storia del padre del sig. Manfredi pag 38->45
- Vischi e la Banda del Triangolo pag 46->50
- La storia di Darwin Pastorin 90->99
- L'assassinio Calabresi pag 155->166 (anche se veramente troppo farcito di "io io io"
- Genny e le donne pag 171->172
- Le morti misteriose pag 201->208
- La storia di Acquaviva pag 219->229
- I racconti delle due donne rapate pag 248->261
- Il delitto Peyretti pag 314->321
- La storia del padre di Olivieri pag 323->330
- Porzus pag 346->348 (si può leggere anche fino a 358)
- Vivarelli pag 359->374
- Le storie di famiglia di Franceschini e Lusetti pag 377->386
- La vicenda di Giuseppe Parlato pag 402->414
- I fratelli Pisanò pag 417->434
- Le vicende di Luca Tadolini pag 435->447
- Sylva e Carlo pag 448->463

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Elena Varvello - L'economia delle cose




Elena Varvello - L'economia delle cose

Intenso.
E' il primo aggettivo che mi viene in mente per descrivere questa straordinaria raccolta di racconti. E io non amo particolarmente i racconti. Questi, però, affascinano fin dalle prime righe, ti trasportano in mondi da cui è difficile staccarsi, ti restano appiccicati addosso.
Nove storie diverse, ma con in comune un certo dolore di fondo, percepibile ma di rado esplicitato, che spesso colpisce come uno schiaffo.
Storie semplici. Di matrimoni caduti nella routine, di coppie ormai collaudate a cui eventi esterni - un uomo con una pistola, una malattia? - cambieranno la vita. Una ragazzina che pur di avere amore si lascia trasportare da una pericolosa corrente. Fratelli ritrovati davanti ad un tavolo da ping pong. L'aurora boreale vera, e immaginata.
Sarebbe impossibile riassumerli. Anche perchè la vera bellezza la si può cogliere solo leggendoli.

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Guy Gavriel Kay, Ysabel




Guy Gavriel Kay - Ysabel
(never published in Italy)

"Never again will a single story be told as though it were the only one"

I can't be totally fair about this book. First, because it's my first Kay reading after "The Fionavar Tapestry", and I LOVE that trilogy. Deeply. Second, is quite the same reason: you can find in "Ysabel" two "Fionavar"'s characters, Kimberly Ford and Dave Martyniuk. And I loved them DEEPLY (but was there a character I didn't love that way in Fionavar? Maybe the villain. Yeah, maybe).
But I think that don't be able to stop reading something is usually a sign of how good a book is. And this is NO love story (even if love is the main fuel for all the action).
I think also that "Fionavar" was best, more complete written. "Ysabel" writings is light and funny and I really loved it, but sometimes I felt like something was missed. Maybe it was the "mostly dialogues" thing :)

Btw, the story is about a normal teenager from Montreal, Ned, having to spend his summer in Provence because in father is a world-wide-known photographer and his mother is in Sudan with "Medecins sans frontieres". He meets an American girl in a cathedral. But that's just the beginning, because they'll meet someone else, someone who clearly doesn't belong to this world. Then there're magic, mysteries, Celtic tales, impossible loves, Provence and much much more. To save someone he cares for, Ned'll have to learn WHY and HOW he's special, and how to find her.

As "Fionavar" was, this is a deeply bittersweet book.

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Raymond Carver, "Principianti"




Raymond Carver, "Principianti"


(Voce fuori dal coro)

"Principianti" è la versione quasi del tutto priva di editing di "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore". Con la sua uscita è scooppiato il caso: è meglio la versione "integrale" o l'altra? E' giusto tagliare così tanto ad un autore? Si può dire che l'autore di entrambi i testi è Carver, o Gordon Lish (il suo editor) c'entra qualcosa? Sarebbe diventato famoso Carver, con "Principianti"?
La maggior parte delle recensioni giunge alla conclusione che "Principianti" sia migliore, più poetico, più completo e che Gordon Lish fosse un boia spietato di parole.
Io non lo penso.
Penso che sì, abbia tagliato troppo. Che su racconti di 15 pagine tagliarne addirittura il 70% sia eccessivo. Che abbia buttato via piccole perle, certo.
Ma mentre ho divorato "Di cosa parliamo...", sono arrivata alla fine di "Principianti" con fatica e malavoglia. Carver si perde spesso per pagine in riflessioni o digressioni o dettagli, che fanno perdere il contatto col cuore della storia.
E' più poetico?
Assolutamente.
Esteticamente è una lettura migliore?
Non c'è neanche da dirlo.
I personaggi risultano diversi, e talvolta anche più sfaccettati?
E' indubbio.

Ma si perde tutto il resto.
Si perde l'inquietudine. Si perde l'empatia con i personaggi. Si perdono le cose che ti restavano stampate nella testa, di cui non riuscivi a liberarti.
Come il finale del racconto che dà il titolo all'opera, "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore":
Sentivo il mio cuore battere. Sentivo il cuore di tutti.
Sentivo il rumore umano che facevamo là seduti, nessuno che si muoveva, nemmeno quando nella stanza calò il buio.


E' come se Lish fosse riuscito a cogliere il nocciolo dei racconti di Carver, il suo cuore palpitante, e l'avesse tirato fuori. Lasciando indietro qualche vene o arteria vitale, ma l'asse portante resta.

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Stefano Rodotà - Perché Laico?




Stefano Rodotà "Perché laico?", Laterza, 2009


Un libro che andrebbe letto.

Anche se la prima parte ha certi passaggi in un linguaggio un po' "tecnico" (giuridico).
Anche se l'ultimissima parte, alla fine risulta un po' ripetitiva (è infatti questa una raccolta di articoli dell'autore usciti su vari quotidiani).

Perché questo libro ci ricorda quello che così spesso cercano di farci scordare. Che "laico" non vuol dire nè "ateo" nè "anticlericale".
E affronta temi importanti come l'aborto, il testamento biologico e l'eutanasia con sensibilità ma, soprattutto, lucidità e buon senso. Oltre che naturalmente con la dovuta cultura giuridica.
Forse un libro un po' scomodo. Ma importante.

Mi ha fatto tornare alla mente una cosa che l'ex Presidente Oscar Luigi Scalfaro disse durante il referendum del 2005, quello sulla procreazione assistita. Pressapoco diceva "Vado a votare perché sono un cittadino dello Stato italiano. E voterò come cattolico".

Ha avuto la mia ammirazione. Come l'ha questo libro.

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Ian McEwan - Espiazione




Ian McEwan, Espiazione


La trama di "Espiazione" è piuttosto semplice: è la storia di una ragazzina appassionata di scrittura che compie un grave crimine, accusando di stupro il figlio della domestica, Robbie, e rovinandogli la vita. La protagonista, Briony, è una ragazzina con una fervente immaginazione: nell'arco della giornata narrata nella prima parte del romanzo, assiste da una finestra ad una scena tra Robbie e la sorella, Cecilia, e la fraintende completamente, mutando all'improvviso l'opinione che ha del giovane. Ci sarà poi la lettera, che il giovane le da da consegnare a Cecilia e che Briony apre e legge e che le fa bollare il giovane come "maniaco" a causa delle parole infuocate di lui. Definizione che trova la sua conferma nel vedere la sorella e Robbie appartati in biblioteca.
Quando, ore dopo, Briony trova la cugina Lola nel parco della loro villa estiva, in lacrime, non la lascia neanche parlare: decide che la sagoma che ha visto allontanarsi dalla cugina è Robbie, e non la lascia neanche parlare: sarà lei testimone dell'aggressione. Robbie sarà arrestato e passerà tre anni in prigione, prima di arruolarsi nell'esercito ed essere spedito in Francia a combattere.

E' questo l'evento chiave del romanzo, ed è questo che Briony deve espiare. Cercherà l'espiazione dapprima facendo l'infermiera, e poi contattando la sorella, che si è allontanata dalla famiglia, per dirle che vuole assolutamente ritrattare e rimediare al danno compiuto.
Ma è troppo tardi, e a Briony non resterà che scrivere il romanzo del suo errore, e di come ha provato a redimersi.

Al di là dei risvolti toccanti che vengono svelati nel finale, questo libro è straordinario per almeno due ragioni: come parla della scrittura, e le descrizioni.
Ci sono stati giorni in cui ero troppo stanca per leggerlo, perchè quando lo aprivo, ero risucchiata da pagine ricche di dettagli straordinari, descrittivi, raccapriccianti, ma sempre vividi, quasi da poter toccare i luoghi e le persone, anche se si trattava di quelli devastati dalla guerra.
Per quanto riguarda la scrittura, forse è una reazione che può provare solo chi scrive. Ho provato da subito un'empatia profonda per Briony, e questo "romanzo nel romanzo" svelato alla fine con tutte le considerazioni sulla scrittura mi hanno lasciato tutt'altro che indefferente, facendomi amare ancora di più McEwan e questa storia, non fossero bastati gli straordinari personaggi e le descrizioni.

"Non c'è espiazione per Dio nè per il romanziere, nemmeno se fossero atei"

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